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Differenze tra Guida e Accompagnatore Turistico

Molti, soprattutto chi non appartiene al settore turistico, non comprende appieno le mansioni della guida Turistica e  quella di Accompagnatore Turistico. E’ vero, sono due figure che si sovrappongono e spesso complementari ma sulla carta hanno compiti differenti.

Tengo a sottolineare, per quanto ne sappia io, che la distinzione tra le due figure è presente solo in Italia. Infatti, la Guida Turistica, in altri paesi, svolge anche le mansioni dell’Accompagnatore.

Cosa fa una guida turistica

Solitamente la legislazione delle differenti regioni (NB Il turismo è soggetto a leggi regionali) descrive la professione della Guida Turistica utilizzando tali parole:

“La guida turistica è colui che per professione, accompagna persone singole o gruppi nelle visite a opere d’arte, musei, gallerie, scavi archeologici, illustrandone anche le attrattive storiche, artistiche,  monumentali, paesaggistiche e naturali”

In concreto, una guida turistica è il biglietto di visita di una città – destinazione turistica della quale illustra le bellezze storiche, naturalistiche e monumentali ma  raccontando anche aneddoti e curiosità riguardo usi e costumi.
Ovviamente, deve conoscere anche almeno una lingua straniera e la legislazione turistica.

Dove opera una Guida Turistica

Questo, è un argomento “complicato”. Originariamente si parlava di guida locale o comunque a livello regionale.
Ad oggi, si sta facendo la strada, seguendo la legislazione europea (legge europea 97/2013) della guida Nazionale  che quindi può operare in tutto il territorio italiano.

Per chi lavora una Guida Turistica

Una guida turistica opera sia per gruppi che per per individuali. 

I committenti possono essere:

  • Agenzia di viaggio – Tour Operator
  • Enti e associazioni di promozione turistica
  • Musei, parche e siti archeologici

L’Accompagnatore Turistico

In questo paragrafo affronterò brevemente la figura dell’accompagnatore turistico (leggi l’approfondimento), sottolineando, in particolare, le differenze con la guida turistica.

Mi affido sempre al testo maggiormente utilizzato nella legislazione regionale per descrive il profilo di questa professione

L’Accompagnatore Turistico si occupa di accogliere e accompagnare persone singole o gruppi di turisti nei viaggi sul territorio nazionale e all’estero su programmi turistici precedentemente predisposti dagli organizzatori.

L’accompagnatore quindi, è un punto di riferimento per un gruppo di turisti che si affidano ad una Agenzia di Viaggi – T.O o organizzazione turistica.

Il compito  principale è quello di far rispettare il programma di viaggio, le diverse tappe e visite, rispettando la tempistica.
L’accompagnatore turistico deve conoscere usi e costumi del luogo, avere uno spiccato problem solving. Possono, infatti, accadere inconvenienti come ad esempio problemi di salute ad uno o più membri del gruppo, con le strutture ricettive, mezzi di trasporto, etc

Adesso, andiamo ad individuare le differenze sostanziali tra le due figure.

Quali sono le differenze tra Accompagnatore e Guida Turistica

  • La guida turistica può svolgere un servizio a livello locale -nazionale. Una guida italiana può lavorare in un’altra nazione europea ma solo temporaneamente. Un’accompagnatore turistico può accompagnare all’estero senza alcun problema.
  • Un accompagnatore turistico non può descriver monumenti, attrazioni etc in modo minuzioso e nei dettagli. Questo, è compito della Guida Turistica.

Come si diventa guida Turistica?

L’iter per ottenere l’abilitazione di guida Turistica è un’incognita. Se precedentemente venivano indetti esami regionali o organizzati dei corsi (e successivo esame da sostenere), da un pò di anni non è più cosi.

Si attende una riforma generale che non sembra arrivare. Si paventa  anche l’opzione di realizzare un corso universitario apposito per ottenere il patentino di guida.




Ecomuseo: importante strumento di valorizzazione territoriale e promozione turistica

Cos’è un Ecomuseo

Un ecomuseo è un’istituzione creata per volontà degli individui e delle associazioni del territorio su cui esso agisce, con la finalità di valorizzarne il patrimonio culturale per garantire la continuità della trasmissione della tradizione.

L’Ecomuseo si fa promotore di usi e saperi collettivi per evitarne la dispersione e garantire l’esistenza della diversità di stili di vita e culture più sostenibili, tramite la partecipazione attiva della popolazione.

L’Ecomuseo, essendo quindi concepito come “specchio” del passato e “cantiere” per il futuro, è un processo dinamico in stretta relazione con la comunità locale  e quindi suscettibile di accrescimenti e anche di sostanziali modifiche che vanno di pari passo con i mutamenti all’interno della comunità di riferimento.

Infatti, quando parliamo di ecomuseo, non vogliamo riferirci ad una concretizzazione fisica, ad un allestimento ma piuttosto alla nascita e lo sviluppo di un processo che vede necessariamente il coinvolgimento di una serie di attori diversi: gli enti locali, l’associazionismo, gli istituti di ricerca, le realtà economiche e la scuola.

Gli ecomusei sono, quindi, percorsi di crescita culturale delle comunità locali, creativi e inclusivi, fondati sulla partecipazione attiva degli abitanti e la collaborazione di enti e associazioni.

Possiamo tuttavia affermare che non esiste una definizione univoca di ecomuseo, dalla sua prima definizione, alla fine degli anni ’70 ad oggi, ne sono state coniate molteplici. Si può parlare di un concetto dinamico, in continua evoluzione.

L’ecomuseo interviene nel territorio di una comunità, nella sua trasformazione ed identità storica, proponendo “come oggetti del museo” non solo gli oggetti della vita quotidiana ma anche i paesaggi, l’architettura, il saper fare, le testimonianze orali della tradizione, ecc. 

L’ecomuseo si occupa anche della promozione di attività didattiche e di ricerca grazie al coinvolgimento diretto della popolazione e delle istituzioni locali.

Un ecomuseo non sottrae beni culturali ai luoghi dove sono stati creati ma si propone come uno strumento di riappropriazione del proprio patrimonio culturale da parte della collettività. L’obiettivo primario del museo diffuso, come teorizzato da Fred Drugman, è far riscoprire al territorio la propria identità attraverso un distretto culturale, ovvero una rete di musei, esposizione e luoghi di interesse storico-artistico sparsi per il territorio d’interesse.

Questo sistema contribuisce quindi ad introdurre un sistema innovativo ma anche a creare ambienti di apprendimento più interattivi. Dall’altro lato tuttavia è stimolante per i residenti del luogo i quali sono spinti a tutelare i propri beni culturali e a farli conoscere. Questa rete museale permette inoltre una maggior flessibilità per quanto riguarda orari, visite e comunicazione.

Il compito dell’istituzione museale è da un lato la conservazione e la tutela del patrimonio culturale ma dall’altro anche la valorizzazione del patrimonio collettivo. Si rende dunque necessario esporre al pubblico la cultura ma al contempo valorizzarla ricercando nuove testimonianze, facendosi conoscere attraverso i mezzi di comunicazione e spingendo le persone a tornarci.

Sono nati per questo motivo i musei diffusi e gli ecomusei che rendono partecipe la popolazione alla conservazione del proprio patrimonio culturale. Presenti in maggioranza nelle aree rurali o montane, dove l’azione sul patrimonio diffuso può avere ricadute sulla promozione di un turismo culturale sostenibile, recentemente gli ecomusei si stanno diffondendo anche in ambito urbano.

In questi contesti si rivelano buone pratiche di partecipazione cittadina per la conoscenza della storia del novecento. La pratica ecomuseale in contesti urbani, riconoscendo il valore del paesaggio urbano, si rivela capace di interpretarne le forti trasformazioni.

L’ecomuseo è oggi una delle più complete pratiche di museologia ‘alternativa’, considerato come importante strumento di sviluppo locale, perché capace di valorizzare in modo condiviso il patrimonio comune e di inglobare sotto forma di network, tutte le risorse di un territorio.

L’ecomuseo si colloca in posizione rilevante all’interno delle nuove politiche di sviluppo territoriale, esso svolge, in maniera indiscussa, un ruolo trainante per l’economia locale, poiché mette a disposizione importanti e innovative opportunità, non riscontrabili in altre tipologie di progetti.

Fin dalle sue origini, i principi dell’ecomuseo hanno sottolineato l’importanza della gestione democratica e condivisa del patrimonio culturale tra governo e cittadini e hanno attivato strategie di sviluppo innovative.

L’ecomuseo riesce da sempre a mettere in pratica temi di assoluta attualità, come: politiche di governance decentrate, strategie di marketing relazionale, sociale e territoriale, forme di co- operation e azioni di co-marketing pubblico- private.

In particolare, garantisce progetti di sviluppo sostenibile, portando alla luce realtà turistico- culturali in abbandono e conseguenti esternalità positive per le comunità locali (avvicinamento alla cultura da parte di tutti, nuovi posti di lavoro, nuove forme di imprenditorialità e nuovi investimenti in ambito turistico- culturale), nonché la soddisfazione del visitatore esterno.

La Storia degli Ecomusei

L’evoluzione dell’ecomuseo può essere sintetizzata in quattro fasi, ciascuna delle quali presenta diverse tipologie di musei che hanno contribuito a definire l’ecomuseo contemporaneo.

  1. Nella prima fase si parla di “proto-ecomuseo”. Questa tipologia nasce alla fine del XIX secolo quando si fa strada il desiderio di mettere in mostra il proprio patrimonio allo scopo di rafforzare l’identità nazionale.
  2. La seconda fase presenta diverse tipologie che vanno dal museo all’aperto al museo aperto. Nel periodo tra le due guerre, l’interesse in ambito museografico, si sposta dalla valorizzazione del patrimonio popolare insolito a quello ordinario, dalla rivitalizzazione di aree rurali a quelle industriali e dalle esposizioni decontestualizzate a quella in situ. Inoltre si sperimentano i primi musei all’aperto, archetipo diretto dell’ecomuseo: esposizioni di elementi dell’architettura tradizionale (perlopiù rurale) trasferiti all’interno di un parco e corredati di un’ambientazione tradizionale.
  3. La terza fase prevede il passaggio dal museo chiuso (tradizionale) al museo all’aperto in senso spaziale e socialmente ‘aperto’ al coinvolgimento attivo dei residenti. In area tedesca nascono gli Heimatmuseum, istituzioni indirizzate a valorizzare piccole realtà locali, un singolo personaggio o un’ attività lavorativa tradizionale. L’attenzione principale è data alle risorse locali e alla rappresentazione delle abilità della civiltà tedesca, elementi utilizzati poi come strumento di propaganda nazista.
  4. La quarta e ultima fase si apre con una conferenza storica per i museologi di tutto il mondo, la Conferenza di Santiago del1972, durante la quale l’Unesco fissa il concetto di museo integrale. Gli ecomusei nati in questo periodo sono basati su due modelli principali: il modello ambientale e il modello comunitario.

Tipologie di ecomusei

La fase di sperimentazione, che ha origine negli anni’ 80 e attiva ancora oggi, ha visto la realizzazione di numerosi progetti museali.

Le innumerevoli esperienze sono classificabili, per la loro origine, in quattro principali tipologie:

  • Ecomuseo San Marino Bentivoglio Fonte: Save industrial Heritage

    Museo  di microstoria: sono quasi sempre musei localizzati in un unico sito e all’interno di strutture dedicate in passato allo svolgimento di attività lavorative tradizionali, che rileggono tradizioni locali, raccontano storie della comunità o di un singolo personaggio. Un esempio italiano è l’Ecomuseo di San Marino di Bentivoglio.
  • Ombrello eco-museale: Ha il compito di valorizzare un’area geografica ampia sulla quale si colloca un patrimonio appartenente a diversi centri legati da una storia o un’attività materiale comune, infatti è sviluppata su più poli e più comuni. Un esempio è dato dal Musèe des Techniques et Cultures Comptoises
  • Villaggio- museo: La terza tipologia è quella del villaggio-museo, una tipologia che si colloca tra l’ecomuseo di microstoria e l’ombrello eco museale. È un modello che si avvicina più ad altre tipologie museali che a quella eco museale, perché la sua organizzazione raggruppa una varietà di siti fortemente contestualizzati. Un esempio è il Musèe d’Alsace in Francia.
  • antenna museale Si differenzia dalle altre tipologie perché è più vicina al concetto di museo tradizionale. È un’istituzione localizzata in un unico sito appartenente ad un sistema museale più ampio. Un esempio ancora francese è l’ Écomusée Departemental de la Vendèe.

L’ecomuseo del Parco regionale delle Alpi Apuane

In Italia mi soffermo a fare un’analisi del Parco regionale delle Alpi Apuane (dal 2011 inserito all’interno della rete Geoparchi UNESCO)


Visita il sito della Rete Ecomusei italiani


Si estende in un territorio di 493,87 km2, di cui 205,98 km2 di area parco e 271,07 km2 di area contigua tradizionale e 16,82 km2 di area contigua a destinazione estrattiva.

Racchiude a livello amministrativo 19 comuni ed è interamente incluso nelle province di Lucca e Massa Carrara, appartenenti alla Regione Toscana.

Grazie al suo ricchissimo patrimonio storico-culturale ( borghi, città d’arte, arte e artigianato), socio-culturale ( tradizioni popolari, enogastronomia, festività, usi e costumi, miti e leggende) e ambientale ( flora, fauna, patrimonio geologico e grande varietà climatica), l’idea di un istituzione di un Ecomuseo dedicato, potrebbe essere un efficace strumento di valorizzazione territoriale e di promozione turistica, anche a livello internazionale, dato che ad oggi è ancora scarsamente promosso.




ENIT:Bando 120 assunzioni

L’ENIT ha indetto due concorsi finalizzati a complessive 120 assunzioni di diplomati e laureati in vari profili professionali.

  •  n. 70 posti livello secondo del contratto collettivo nazionale del lavoro per i dipendenti del settore turismo– aziende alberghiere di cui: 30 specialisti nel settore giuridico, 17 specialisti nel settore economico e statistico, 7 specialisti nel la comunicazione istituzionale, 7 specialisti specializzare nella conoscenza delle lingue inglese, francese, tedesco, spagnolo, russo e cinese)
  • n. 50 posti  al livello terzo del contratto collettivo nazionale del lavoro per i dipendenti del settore turismo – aziende alberghiere, specializzati nel settore alberghiero e del turismo.

Termine iscrizioni il 7 gennaio 2022

Leggi tutti i dettagli nella pagina web dell’Enit




Sicilia:Bando Guida Turistica 2018 – Pubblicate le date d’esame

AGGIORNAMENTO 22/12/2021s

 

Stilato il calendario degli esami nelle diverse sedi siciliane. Avranno inizio nel mese di Gennaio 2022

Leggi la comunicazione  ufficiale della Regione Sicilia

SEDE CATANIA

SEDE ENNA

SEDE MESSINA

SEDE PALERMO

AGGIORNAMENTO 1/11/2019

Consigli su Come prepararsi all’esame di guida turistica, redatto da Vitalba Craparo

AGGIORNAMENTO 10/10/2019

E’  online l’ elenco ammessi esami guida turistica in Sicilia 

 

E’ stato pubblicato l’AVVISO ABILITAZIONE GUIDE TURISTICHE 2018. Il termine per iscriversi è fissato entro 45 giorni dalla data della pubblicazione ,quindi a partire dal 27 aprile 2018. (11 giugno)

Requisiti per l’ammissione all’esame di verifica di Guida Turistica

E’ ammesso all’esame di verifica chi è in possesso di titolo di Laurea Vecchio e Nuovo Ordinamento  (Triennale/Magistrale) in discipline afferenti alle materie turistiche, umanistiche e storiche artistiche

Requisiti  la verifica della conoscenza  Linguistica

E’ richiesto il livello C1 di conoscenza di una o più lingue straniere .

E’ esonerato alla verifica chi

  • è già in possesso di abilitazione come Accompagnatore Turistico relativamente alla lingua indicata
  • i candidati madrelingua non italiana che attestino un titolo di studio equivalente alla scuola secondaria di secondo grado  conseguito nel paese di cui alla lingua madre.
  • è in possesso di Laurea Magistrale o V.O in Lingue  o equiparata
  • è in possesso di Laurea Magistrale in Interprete e Traduttore
  • è in possesso di una certificazione linguistica rilasciata da un’istituzione riconosciuta dal Ministero dell’Istruzione, per quanto riguarda le lingue europee.

Prove d’esame

L’esame di verifica sarà prettamente orale e consisterà  nell’appurare la conoscenza di

  • contenuti specifici del territorio siciliano con particolare riferimento alle opere d’arte, ai monumenti,ai beni archeologici, alle bellezze naturali, alle risorsee ambientali, alle tradizioni popolari e religioso

Sempre in riferimento al territorio siciliano il candidato dovrà presentare alla commissiono un’itinerario turistico interdisciplinare della durata massima di 3 giorni

Il candidato dovrà anche creare e presentare un’itinerario interdispilinare riferito ad una regione italiana.

Di seguto il link dei  programmi per le singole materie

Vi consigli due gruppi Facebook in merito l’esame:

Bando Guida Turistica 2018

Aspranti Guide turistiche Sicilia 

Ovviamente vi  segnalo anche il Gruppo di Appunti Turismo, dove  si parlerà di bandi e di turismo in generale.




Sondaggio Estate 2021: la voce ai protagonisti del turismo




Vacanze a Sorrento: tutti i vantaggi di affittare una villa con piscina per il soggiorno

Tra le mete più apprezzate per le vacanze in Italia ci sono sicuramente le località di mare. Tra queste, Sorrento si conferma una delle più amate dai turisti di tutto il mondo che desiderano godersi la bellezza di questa ridente cittadina costiera.

Un piccolo gioiello nostrano che offre panorami mozzafiato, ottimo cibo e mare cristallino e che ogni anno si popola di giovani e famiglie alla ricerca di un luogo incantato dove trascorrere le proprie vacanze.

Per soggiornare in questa meravigliosa località è possibile optare per diverse tipologie di alloggi, a seconda delle proprie esigenze. Ad esempio, attualmente sempre più spesso i turisti scelgono di affittare una villa con piscina, una soluzione ideale per vivere un’esperienza unica senza rinunciare ai comfort che solo una sistemazione di questo tipo è in grado di offrire.

Inoltre, in questo modo sarà possibile usufruire di numerosi vantaggi, primo fra tutti la possibilità di organizzare e gestire le proprie giornate in completa autonomia e tranquillità senza avere nessun vincolo di orario, a differenza di quando si sceglie di alloggiare in una struttura alberghiera.

Come affittare una villa con piscina a Sorrento

Al giorno d’oggi, per affittare una villa con piscina a Sorrento è possibile rivolgersi anche alla rete, affidandosi a veri e propri punti di riferimento come My Rental Homes, portale specializzato che vanta 10 anni di esperienza nel settore.

Effettuare la prenotazione online permette di orientarsi tra un ampio ventaglio di soluzioni a prezzi concorrenziali, con la possibilità di valutare ogni villa sotto tutti i punti di vista, grazie a ricche fotogallery e schede descrittive dettagliate.

Si tratta di una possibilità sempre più apprezzata, in quanto permette di fare scelte pienamente consapevoli con la massima tranquillità, all’interno delle proprie mura domestiche, gestendo liberamente il tempo da dedicare alla ricerca dell’immobile più adatto a soddisfare le proprie necessità.

Tutti i comfort di una villa con piscina

L’affitto di una villa con piscina permette di trasformare ogni singolo istante del soggiorno in un vero e proprio momento di vacanza.

Una soluzione abitativa di questo genere permette infatti di godere a pieno del clima e dei profumi locali senza nemmeno dovere uscire di casa. Del resto, la presenza di una piscina dove godere di pieno relax oppure organizzare piccole feste offre un valore aggiunto all’esperienza del soggiorno, che diviene così ancora più confortevole.

Per individuare, tra le tante ville presenti a Sorrento, quella più adatta alle proprie esigenze, è sufficiente effettuare una ricerca sui migliori portali online, inserendo i parametri a cui si tiene maggiormente: si può optare per spazi caratterizzati da un determinato numero di camere o che rientrino in una particolare fascia di prezzo.

Allo stesso modo, è possibile muoversi soltanto tra le strutture dotate di aria condizionata, tra quelle dotate di wifi, o tra quelle che garantiscano una spettacolare vista mare
  

Cosa fare e cosa vedere a Sorrento

Sorrento è una città che non ha certamente bisogno di presentazioni: è senza ombra di dubbio il comune più importante della costiera a cui presta il suo nome (la costiera Sorrentina) ed è un vero e proprio trionfo di spiagge, stabilimenti e calette.

Per non parlare poi di Marina Grande e Marina Piccola: due deliziosi borghi marinari raggiungibili a piedi grazie a una vecchia strada di gradini di pietra, resi immortali dalla loro apparizione nel film neorealista “Pane, Amore e Fantasia”.

Ma Sorrento non è soltanto mare. Questo comune è infatti ricchissimo anche di arte e di storia: dalla chiesa di San Francesco e il suo complesso conventuale alla basilica di Sant’Antonio, storico “Patrono, Avvocato e Padre” della città.

Anche gli appassionati di natura e spazi aperti hanno soltanto l’imbarazzo della scelta. A questo proposito, uno dei luoghi da visitare è sicuramente il vallone dei mulini: una meravigliosa fenditura nella roccia che sembra risalire a oltre 30.000 anni fa, al cui interno è ancora possibile osservare i ruderi di un mulino realizzato durante il XVII secolo.

Il tutto senza mai dimenticare che Sorrento dista meno di 50 chilometri da Napoli e che quindi, con circa un’ora di macchina, sarà possibile visitare un’altra meta imperdibile della Campania. 

 




Overtourism, quando il turismo diventa insostenibile

Cos’è l’overoturism

Secondo la World Tourism Organization (UNWTO), l’agenzia dell’ONU responsabile del turismo, nel 2018 si sono registrati circa 1,4 miliardi di arrivi internazionali a fronte dei 25 milioni del 1950 e ai più recenti 903 milioni del 2007. Sempre secondo l’UNWTO, nel 2030 la quota di arrivi di turisti internazionali supererà la soglia degli 1,8 miliardi.

Credits :progettoartes.it

Questo gran numero di viaggiatori, ai quali vanno aggiunti coloro che restano all’interno dei confini nazionali, ha fatto sì che negli anni alcune località turistiche abbiano cominciato a soffrire della pressione causata dalla massiccia presenza di turisti.

Si è determinato la nascita di un nuovo fenomeno che riguarda tutte le tipologie di mete turistiche, dalle città d’arte alle località balneari e naturalistiche: l’overtourism.

L’overtourism è stato definito dalla World Tourism Organization come “l’impatto negativo che il turismo, all’interno di una destinazione o in parte di essa, ha sulla qualità di vita percepita dei residenti e/o sull’esperienza del visitatore”.

Da questa definizione è facilmente deducibile come l’overtourism condizioni non solo la quotidianità dei residenti ma anche l’esperienza dei visitatori stessi che si ritrovano a condividere con più persone del dovuto delle risorse limitate, in primis lo spazio.

 Un’altra definizione è stata data dalla Commissione per i trasporti e il turismo del Parlamento Europeo, che considera l’overtourism come “la situazione nella quale l’impatto del turismo, in un certo momento e in una certa località, eccede la soglia della capacità fisica, ecologica, sociale, economica, psicologica e/o politica”.

Il fenomeno dell’ overtourism, nonostante si sia sviluppato in questi ultimi 15/20 anni, in realtà ha origini un po più lontane, in particolare negli anni ’60, dove ha incominciato ad affermarsi con la nascita del famigerato turismo di massa.

Le cause 

Secondo uno studio condotto dall’Università di Groningen (Paesi Bassi), sono 4 i fattori che hanno provocato questo fenomeno, che sono stati definiti “barriere dello sviluppo del turismo sostenibile”.

  • La prima barriera è data dall’aver fatto prevalere gli interessi economici su quelli sociali e ambientali;
  • La seconda barriera è stata definita la “tragedia dei beni comuni”, ossia un termine che sta ad indicare l’esaurimento di risorse che si verifica quando si è in presenza di un bene accessibile a chiunque;
  • La terza barriera riguarda la cattiva gestione dei flussi turistici da parte delle amministrazioni locali, che secondo l’analisi fatta dall’università, si sono troppo concentrate sui fattori economici (in termini di arrivi e presenze) senza dare la giusta attenzione a quelli che sono i benefici economico- sociali della comunità;
  • la quarta barriera, è data dalla mancata integrazione fra gli attori coinvolti nel settore, dove la frammentazione delle competenze in materia di turismo ha comportato ad adottare scarse strategie per quanto riguarda la promozione e la gestione di una destinazione turistica.

 

AirBnB : opportunità o minaccia per le nostre città ?

AirBnB è una piattaforma online nata nel 2008 dall’idea di 2 studenti americani, che per rientrare con le spese dell’affitto, decisero di offrire, dietro pagamento, un letto per dormire per i viaggiatori occasionali.

Nacque cosi il sito airbedandbreakfast.com, oggi meglio conosciuto come AirBnB, dove si mettevano in contatto gli “Hosts”, ossia coloro che erano disposti ad affittare i propri posti letto, con i “Guests” ossia coloro che invece erano allaricerca di un posto letto per la notte.

Uno dei primi vantaggi che ha offerto AirBnB è stato per gli Hosts quello di poter affittare posti letto e stanze per poter così arrotondare, mentre per i guests potevano alloggiare in stanze di appartamenti con prezzi decisamente esigui.

Nel corso degli anni AirBnB è cresciuto molto.  Per gli hosts è diventato un vero e proprio business con la possibilità di trarre profitti molto alti.

Alla base del suo successo vi è la cosiddetta ricerca dell’autenticità, ossia il valore aggiunto di chi sceglie di cercare un alloggio tramite Airbnb sta nella conoscenza delle persone del luogo, grazie al pernottamento in quartieri residenziali fuori dai circuiti turistici, evitando quindi la tipica esperienza da turista di massa.

Paradossalmente AirBnB nacque come strumento per contrastare l’overtourism, invece poi, stando ad alcuni studi fatti da diverse associazioni di categoria, tra cui Federalberghi, si è rivelato il contrario.

Infatti, proprio Federalberghi, ha voluto far notare come AirBnB si sia trasformata arrivando ad avere sul suo sito oltre 6 milioni di annunci (di questi circa 400 mila in Italia), in più di 80 mila città presenti in 191 paesi del mondo.

Spesso però dietro la maggior parte degli annunci, si celano degli hosts che possiedono anche centinaia di appartamenti. Si tratta nella maggior parte dei casi di vere e proprie imprese che fanno degli affitti brevi il loro core business e non di cittadini privati che scelgono di sfruttare appartamenti sfitti.

Per di più, la maggioranza degli annunci riguardano case localizzate in grossi centri urbani e località turistiche “affermate”

 

Alcuni casi internazionali di overtourism: Il caso Barcellona

Sicuramente uno dei casi più famosi al mondo di overtourism è quello della città di Barcellona.

Il capoluogo catalano fino ai primi anni ’90 non era una meta turistica molto richiesta tant’è che nel 1990 si registrarono solo 1,7 milioni di arrivi.

La svolta avvenne nel 1992, in seguito ai giochi olimpici, che h l’hanno resa Barcellona una destinazione sempre più ricercata, fino a diventare un vero e proprio brand di successo.

Purtroppo, questo notevole incremento dei flussi turistici ha provocato nel lungo periodo grossi disagi ed effetti negativi, tra questi quello dell’Overtourism. Basti pensare che nel 2016 si è arrivato ad un picco di 9 milioni di arrivi, che devono poi essere sommati ai 30 milioni di visitatori annuali (quantità stimata) che affollano le vie della città.

 

Il caso Dubrovnik

Anche Dubrovnik, oggi una delle destinazioni turistiche più popolari del Mediterraneo, presenta grandi difficoltà nella gestione dei turisti: agli 1,2 milioni di turisti internazionali, si aggiungono 1,1 milioni di crocieristi, 4 milioni di presenze in circa 50 hotel e 3,000 appartamenti privati.

Certo, la fama della città ha portato ad una rapida crescita economica e ad un elevato tasso di occupazione: di 42,000 abitanti circa 10,000 sono impiegati nel settore dell’ospitalità.

Tra i fattori che hanno contribuito all’Overtourism di Dubrovnik, vi sono:

  • l’elevato traffico crocieristico dove le navi da crociera hanno causato ingorghi, rifiuti e inquinamento. Circa i 2/3 dei passeggeri di una singola crociera (si parla di più o meno 9000 persone) effettuano una visita al centro storico. A questi vanno poi sommati tutti gli altri turisti ed escursionisti, mettendo così a serio rischio la capacità di carico fisica della città,stimata nel numero massimo di 8000 persone.
  • Altro fattore è stato il cinema, Dubrovnik negli anni è stata scelta come location di famosi film e serie tv tra

    Approdo del Re – Credits Croazia.info

    cui: Star Wars, Robin Hood, James Bond e Il Trono di Spade. Proprio in seguito alla produzione di quest’ultima serie televisiva, gli arrivi turistici sono aumentati del 38%, i pernottamenti del 29% e la vendita di biglietti d’ingresso presso le mure cittadine è aumentata del 37%.

Overtourism in Italia

In Italia quello dell’overtourism è un problema che purtroppo non riguarda solo le città d’arte come Roma, Venezia e Firenze ma interessa anche alcune note località marittime come ad esempio le famosissime Cinque Terre.

Le Cinque Terre

Le Cinque Terre sono 5 borghi che si estendono su una striscia di terra di 18 Km nel territorio ligure, che negli ultimi anni hanno visto una crescita del fenomeno turistico senza precedenti: dai 345 mila arrivi del 2010 si è arrivati ad un aumento di mezzo milione di arrivi nell’arco di 5 anni, con un incremento del 45%.

Purtroppo l’insufficiente numero di posti letto non riesce a soddisfare la crescente domanda turistica verso questa destinazione. A questo va aggiunto poi il numero di visitatori giornalieri ( circa 5000), conseguenza anche della presenza del porto crocieristico de La Spezia, che riceve ogni anni circa 200 navi.

In sostanza il numero esiguo di abitanti e la scarsa vastità territoriale delle Cinque Terre, provoca gli ormai noti effetti dell’overtourism:

  • la crescente sostituzione di attività commerciali turistiche con quelle rivolte ai residenti
  • la scarsità di acqua durante l’estate e il danneggiamento del territorio già di per sé a rischio idrogeologico.

il caso Venezia

In italia il caso più famoso di overoturism è quello che riguarda la città di Venezia.

Nel capoluogo veneto nel 2016 si sono registrate 10,5 milioni di presenze e 4 milioni di arrivi, di questi, il 70% si è concentrato nel centro storico, dove risiedono solo 53000 abitanti su un totale di 261000, rendendo questa zona della città praticamente invivibile.

A tutto ciò bisogna poi aggiungere tutti i flussi di turisti ed escursionisti giornalieri, che portano così il numero di visitatori totale a 24 milioni l’anno.

Tra le principali cause dell’overtourism in questa città, oltre allo sbarco continuo di crocieristi, come avviene anche a Barcellona e Dubrovnik, vi è anche il massiccio spopolamento della città.

In particolare il centro storico, dove sovraffollamento, inflazione e mancanza di disponibilità di case per residenti, ha portato ad un drastico calo della popolazione, si stima addirittura del 70% dagli anni ’50 ad oggi.

Infine a questi fattori bisogna aggiungere quella che viene definita la “Sindrome di Venezia”, ovvero quel fenomeno dove molte case un tempo appartenute agli abitanti della città, tra cui anche importanti dimore storiche, sono state in seguito trasformate in Hotel, Affittacamere, case vacanze, ecc.

In conclusione, quello dell’overtourism è un fenomeno che sta interessando molte mete turistiche andando ad incidere negativamente sulla qualità della vita, sia dal punto di vista ambientale che sociale.

Purtroppo non solo va a sconvolgere la quotidianità dei residenti, ma ha anche impatti negativi sulla qualità dell’esperienza turistica dei visitatori, creando così un pesante danno d’immagine sulla destinazione.

Se quello del turismo di massa è ormai un fenomeno conosciuto da svariati anni, quello dell’overtourism è più recente, perciò è necessario sin da subito adottare delle azione strategiche per contrastarlo, partendo dal seguire le raccomandazioni fornite dall’UNWTO fino all’elaborazione di piani strategici, di medio e lungo termine come ha fatto recentemente la città di Barcellona, per non farci trovare impreparati alle nuove sfide del futuro.

Fonti

  • Hartman, S., Sijtsma, F. J. (2018). Sustainable Tourism in the Wadden Sea Region: key
    mechanisms to overcome barriers to sustainability.
  • Inside Airbnb. (2017). Get the Data.
  • Federalberghi. (2018). Turismo e shadow economy.
  • Ajuntament de Barcelona. (2017). Barcelona Tourism for 2020 – A collective strategy for
    sustainable tourism.
  • Città di Venezia, Project of territorial governance of tourism in Venice. 2017.
    Panayiotopoulos A., Pisano C., Overtourism Dystopias and Socialist Utopias: Towards an Urban Armature for Dubrovnik. 2019. 



Strutture ricettive: dall’immagine ai servizi, tutto l’indispensabile per crescere sul mercato

ricettiva curando ogni più piccolo dettaglio, dalla selezione dello staff alla composizione della proposta dei servizi, senza dimenticare di dedicare la giusta attenzione anche al marketing.

Per incrementare la visibilità e la reputazione del proprio hotel, infatti, è indispensabile sia il passaparola dei clienti, che al giorno d’oggi si traduce sempre più spesso in recensioni sul web, sia una strategia di comunicazione in grado di rendere la propria offerta nota a un pubblico il più possibile ampio e variegato.

L’importanza della cura dell’immagine: dallo staff allo stile della struttura

Per assicurare al cliente di vivere un’esperienza positiva all’interno di una struttura ricettiva è indispensabile curare numerosi fattori, primo fra tutti quello della cortesia e della massima competenza di ogni membro dello staff, dal receptionist ai camerieri ai piani, passando per il personale di sala ai cuochi del ristorante.

Naturalmente, a tutto questo si aggiunge l’importanza della cura dell’immagine, che dovrà trasmettere agli ospiti fin dal primo momento un senso di grande professionalità.

È fondamentale, quindi, che tutto il personale sia dotato di uniformi impeccabili e di eccellente fattura, come per esempio queste divise per alberghi proposte da Maurel, punto di riferimento nel campo dell’abbigliamento da lavoro, in grado di realizzare collezioni su misura per ogni struttura ricettiva e tutte caratterizzate da uno stile rigorosamente Made in Italy.

È importante ricordare come, ovviamente, la qualità del lavoro del personale dipenda anche dalle condizioni in cui esso si trova a svolgere le mansioni: per questo motivo, a prescindere dalle preferenze personali, sarà fondamentale optare sempre per divise in grado di favorire il comfort e la piena libertà di movimento dei dipendenti. Lavorare in condizioni serene, infatti, è determinante anche per la qualità delle interazioni con i clienti.

La stessa attenzione deve essere riposta nella scelta dello stile della struttura, che dovrà essere accuratamente pensato per far sentire i clienti a proprio agio in qualsiasi ambiente dell’albergo, in particolare all’interno delle camere: in questo particolare spazio, infatti, a prescindere dalle preferenze in termini d’arredamento, è fondamentale optare per colori riposanti, in grado di trasmettere un profondo senso di relax e tranquillità durante il soggiorno.

Come differenziarsi dalla concorrenza grazie ai servizi

Per rafforzarsi sul mercato è indispensabile anche offrire un ventaglio di servizi il più possibile variegato, che permetta di garantire un’offerta competitiva e originale rispetto a quella delle altre strutture ricettive della zona.

Innanzitutto, è fondamentale sfruttare le possibilità offerte dal territorio, collaborando con i principali centri di attrazione per assicurare ai clienti delle esperienze a costi vantaggiosi, approfittando delle convenzioni.

Al tempo stesso, è possibile organizzare feste, pranzi e cene con menù particolari e serate a tema all’interno della struttura, per intrattenere gli ospiti in modo unico e accrescere la reputazione dell’albergo.

Altrettanto apprezzati, al giorno d’oggi, sono anche i corsi di una giornata per conoscere le nozioni basilari di varie arti e discipline, così come le esperienze sportive disponibili all’interno della struttura, magari grazie alla presenza di palestre o campi dedicati, ma anche all’esterno, sfruttando le possibilità offerte dal mare o dalla montagna.

Un’altra possibilità che può rivelarsi molto utile per distinguersi dalla concorrenza può essere quella di mettere a disposizione dei clienti il servizio di noleggio per quello che riguarda alcune risorse utili, come per esempio veicoli sostenibili, come biciclette e monopattini elettrici.

Tra i servizi più tradizionali, non possono naturalmente mancare quelli legati al relax all’interno della struttura. Laddove possibile, quindi, il consiglio è quello di dotare la struttura di una piscina con copertura riscaldata, così da assicurare il servizio in ogni periodo dell’anno e di una spa con cui regalare ai clienti momenti ricreativi con una coccola di benessere.