1

Consulente di viaggio: cosa fa e come diventarlo

Sebbene la recessione e questa pandemia abbiano colpito l’industria dei viaggi, hanno anche creato opportunità per coloro che sono disposti a lavorare sodo e con lungimiranza.

Il cosiddetto smart working è ormai un fenomeno conosciuto. Una professione che si ben adatta a questa tendenza, è sicuramente quella del consulente di viaggio.

Se attualmente lavorate in un altro settore e siete interessati ad aggiungere un’occupazione extra o se state pensando proprio di cambiare carriera (dopo accurate considerazioni) questo articolo può fare a caso vostro.
Vi descriverò in cosa consiste la figura del consulente di viaggi, fornirò alcuni spunti e consigli su come diventarlo

 Cosa fa un consulente di viaggi

Un consulente è una persona specializzata nell’aiutare i clienti a pianificare i loro viaggi e possono lavorare per conto di:

  • agenzie di viaggi,
  • tour operator,
  • hotel, 
  • compagnie aeree,
  • associazioni, consorzi..

 Indipendentemente da questo,  la funzione principale è sempre la stessa: i consulenti di viaggi sono le persone che aiutano  le persone a realizzare la loro vacanza da sogno.

Un consulente prenota i voli, gli hotel, i trasporti, aiutano a decidere cosa fare durante il viaggio e si assicurano di ottenere le migliori offerte. Solitamente sono specializzati in una o poco più destinazioni.

La caratteristica che spesso la differenzia dalla figura del tradizionale agente di viaggi  è soprattutto il modus operandi. Un consulente di viaggi lavora fondamentalmente online e se possibile, incontra personalmente i potenziali clienti a casa loro o in altri luoghi, previo appuntamento.

Come diventare consulente di viaggi

Non esiste una via unica per diventarlo ma differenti percorsi e scelte da affrontare per raggiungere questo obiettivo. Continuando a leggere l’articolo comprenderete meglio queste parole.

Requisiti

 Inizio questo paragrafo parlando, più che della formazione tecnica, delle abilità personali secondo me importanti da possedere in questo lavoro:

  • Eccellenti capacità comunicative e interpersonali,
  • Buona capacità d’ascolto e comprensione delle necessità del (potenziali) clienti
  • Ottima organizzazione e gestione del tempo
  • Un interesse  costante per le ultime notizie sui viaggi le tendenze e gli sviluppi del settore.

Formazione per diventare consulente di viaggio

Passiamo adesso allo step della formazione tecnica.
Anche il consulente viaggi, come un agente, per essere credibile e conquistare la fiducia dei (potenziali) client deve essere preparato sulla geografia, destinazioni, le attrazioni, usi e costumi la logistica e molto altro (leggete quest’articolo  sulla professione di agente di viaggi per approfondire)

Se siete solo dei semplici appassionati di viaggi e vi piace organizzarli, potete iniziare la vostra formazione svolgendo queste semplici  ma utili azioni:

  • visitare siti web di viaggi e notizie dal settore turistico 
  • procurarsi i cataloghi (anche online) di diversi T.O (specializzati in differenti destinazioni), delle compagnie di crociera, di catene alberghiere, etc.

Come iniziare la professione

Fondamentalmente vi sono due vie per intraprendere la professione di consulente di viaggi:

  • Rivolgendosi ad un’agenzia fisica della tua zona e iniziare una collaborazione. Se hai pochissime conoscenze del settore ti consiglio di seguire un corso o uno stage per apprendere le nozioni  più importanti. Vi metteranno a disposizione software specifici  per creare pacchetti viaggi, prenotazioni hotel, aereo etc.
  • Rivolgendosi ad un network online che propone il ruolo di consulente di viaggi. Ne cito qui alcuni tra i più noti (potete  suggerirmene altri): 

Solitamente per potersi “affiliare” a queste agenzie di viaggi bisogna  corrispondere una quota una tantum o periodica. Fatto ciò, si potrà usufruire di diversi servizi e “strumenti di lavoro”

Generalizzando, l’offerta il più delle volte prevede:

  • sito vetrina personalizzato e altri strumenti di(web) marketing
  • software e portali di prenotazione
  • Percorsi di Formazione sulle diverse tematiche importanti per svolgere la mansione

Quanto guadagna un Consulente di Viaggio

Prima di tutto bisogna sottolineare che trattasi di un lavoro autonomo  e imprenditoriale. Decidi tu quanto tempo dedicare questa attività, se pienamente, partime o saltuariamente.

Andando nei dettagli, un’agenzia viaggi, svolgendo un ruolo da intermediario, è solita ricevere dai T.O, Hotel etc una commissione che va dal 10 al 15%  sui prodotti /servizi che vende.
L’agenzia viaggi  eroga il più delle volte, come compenso al consulente, almeno il 50% della commissione.  Facciamo un esempio molto lineare:

  • Se un consulente viaggi vende un pacchetto viaggi a Euro 1000 euro, l’agenzia viaggi riceve 100 euro come  commissione dal fornitore/i dei servizi. Al  consulente spetterà almeno la somma di Euro 50 

Le provvigioni possono cambiare a seconda del servizio – prodotto venduto e dalla mole delle vendite.

Sicuramente , rispetto ad aprire un’agenzia di viaggi fisica, i vantaggi di intraprende la carriera di Consulente di Viaggi si notano soprattutto nelle spese  e nelle incombenze burocratiche da affrontare, (canone affitto, software, assicurazioni, licenze, presenza Direttore Tecnico

Però , la scelta  di diventare Consulente di Viaggi non è da prendere sottogamba.  È una decisione seria e ci sono molti fattori da considerare.

 Se sapete poco e nulla del settore viaggi,  iniziate a documentarvi e formarvi, a prescindere che la vostra futura “agenzia viaggi madre” riservi la frequenza do corsi agli affiliati.

Una raccomandazione: non vi aspettate risultati e guadagni immediati ma ci vuole tanto impegno per creare un pacchetto di clienti affezionati che si fidino di te e che non siano solo parenti e amici.

 

Concludo con un’ultima considerazione. A detta di molti consulenti di viaggio sono persone non esperte che svolgono questa mansione come secondo o addirittura terzo lavoro, comunque, senza una preparazione adeguata. Quest’affermazione è veritiera in parte e vale sempre la frase “dipende”. 

Il consulente può essere un appassionato del settore che magari in passato ha organizzato viaggi per la famiglia, amici  e presume di farlo per gli altri, ma anche un ex agente di viaggi con esperienza a alle spalle. Sta al potenziale cliente valutare le reali competenze e se fidarsi o meno.




27 settembre: Giornata Mondiale del turismo: “Rethinking Tourism”

Il motivo della celebrazione in questa giornata è quello di promuovere la sensibilizzazione nella comunità internazionale rispetto allimportanza del turismo per il suo valore sociale, culturale politico ed economico.

Perché si festeggia il 27 settembre

Dal 1980 questa giornata si celebra ogni anno il 27 settembre. Questa data scelta non fu scelta a caso: ma corrisponde al 10° anniversario dell’adozione degli Statuti da parte di  UNWTO (Organizzazione Modiale del Turismo)

La scelta di questa data è particolarmente adeguata se si pensa che corrisponde alla fine dell’alta stagione turistica nell”emisfero nord ( Europa, Asia, Africa settentrionale, America settentrionale, una piccola parte dell’America meridionale) e l’inizio della stessa nell’emisfero sud (America meridionale del centro-sud. Oceania. Sud-est asiatico meridionale, Antartide)

Ogni anno una tematica differente

Questa giornata, in generale,  è occasione di riflessione e discussione sulla questione del fenomeno turistico ed esaltazione delle caratteristiche e peculiarità di ogni paese .

L’OMT , però, ogni anno sceglie di affrontare una tematica differente, a passo con  l’attualità.
Ad esempio negli ultimi anni gli argomenti prescelti sono stati:

  • Il turismo e la trasformazione digitale (2018)
  • Il turismo e il lavoro: un futuro migliore per tutti (2019)
  • Il Turismo sostenibile e responsabile (2020), argomento importante e attuale nel periodo della pandemia Covid 19
  • Il turismo per una crescita inclusiva 2021

Nel 2022 Il tema è “Ripensare il turismo” (Rethinking Tourism). Nuovamente si punta sull’attualissima tendenza della sostenibilità e quindi, dell’impatto del fenomeno turistico sul nostro pianeta.

Si stanno diffondendo nuove tendenze e comportamenti turistici, nell’ambito dell’ospitalità,  e dei viaggi(turismo esperienziale, su tutti)  La chiave è la sostenibilità, tema ormai ricorrente non solo nel settore turistico

Anche nel 2022, enti e associazioni organizzeranno eventi e contest per affrontare il tema in questione e soprattutto, non è difficile immaginarlo,  si tenterà  di disegnare la rotta per la ripartenza del turismo .

Per pura curiosità ho cercato se ci fosse qualche oggetto/gadget a tema. Ho trovato una felpa World Tourism Day. 🙂




Sindrome di Wanderlust: definizione, origini e caratteristiche

Sicuramente avrai sentito nominare il termine wanderlust in canzoni, film, nel web etc.
Sai di cosa si tratta e le origini del termine?

Etimologia del termine

Il termine Wanderlust deriva dal tedesco ed è frutto della fusione di due parole Wander (girovagare) e Lust (desiderio)

Quindi si può tradurre come desiderio, passione per il viaggiare ma in realtà indica un sentimento più forte e profondo.
Si manifesta come un impulso incontrollabile di evadere dalla monotonia, dalla propria zona di comfort per fare nuove esperienze, in prima persona, in diverse parti del mondo per ricaricare le batterie e l’io.

Libro Consigliato sul tema Wanderlust

In particolare vi segnalo due libri  di Filippo Buscaroli, in viaggio da otto anni con sua moglie Giada: Wanderlust, Nati per Viaggiare Nati per Viaggiare e Generazione Wanderlust

 

       

 

Natura della Sindrome di Wanderlust

Fondamentalmente vi sono due opinioni riguardo la presenza in un individuo di un forte desiderio di viaggiare e scoprire il mondo. Una è di natura psicologica l’altra genetica.

Aspetto psicologico

Alcuni ricercatori sono concordi nell’affermare che la Sindrome di Wanderlust, derivi da una questione psicologica, strettamente correlata alla personalità, all’infanzia, all’ambiente e al contesto nel quale una persona ha vissuto.

Aspetto Genetico

Alcuni studi hanno dimostrato che questa irrefrenabile voglia di viaggiare e cambiare vita in continuazione, dipenda dal DNA di un individuo . In particolare dal cosiddetto ” Gene del Viaggiatore”, DRD4 7r che deriva dal DRD4, recettore della Dopamina.

È  presente nel cromosoma 11 e potrebbe essere uno dei fattori che influenzano sulla voglia di viaggiare. Secondo delle ricerche, solo il 20% della popolazione ha alti livelli di DRD4 7r nel corredo cromosomico.

Caratteristiche delle persone con la Sindrome di Wanderlust

In generale, a prescindere se derivi da un fatto psicologo o genetico, le persone con Sindrome di Wanderlust condividono delle caratteristiche comuni:

  1. Sono persone inquiete: pensano sempre al viaggio successivo
  2. Sono molto curiosi: sempre in trepida ricerca di conoscere e apprendere qualcosa di nuovo
  3. Tendono a “investigare“: leggono guide di viaggio, vedono documentari e cercano ispirazione nel web per la prossima destinazione da raggiungere
  4. Sono persone “tecnologiche”: oltre ad Utilizzare il web per le ricerche, scrivere leggere le recensioni, comprare i biglietti per il viaggio, spesso si convertono o hanno il desiderio di diventare “nomadi digitali. Non hanno voglia di stare chiusi in un ufficio ma basta un pc e una connessione internet per lavorare.
  5. Sono persone impulsive: decidono di viaggiare e cambiare vita daccaèo quando scovano un’offerta o comunque si sono stufati di stare in un luogo
  6. Risparmiatori: destinano gran parte dei loro guadagni per viaggiare. Inoltre, durante un viaggio sanno bene districarsi per spendere poco, pur non facendosi mancare nulla (o quasi)
  7.  Amano le sfide: non vedono alcuna barriera, che sia linguistica, culturale o economica, anzi ne sono affascinati.
  8. Vivono alla giornata sfruttando la massimo il momento senza programmi , piani specifichi. Desiderano che il mondo li sorprendi.

Tutti aspetti che sulla carta possono sembrare si stravaganti ma fondamentalmente positivi. Il problema è quando queste tendenze diventano delle ossessioni che sfociano in una vera e propria patologia.

Seconde me, uno dei maggiori rischi è che questo continuo spostarsi da un luogo all’altro superi e vada in contrasto con le reali possibilità economiche della persona.

Tu pensi di essere vittima della Sindrome di wanderlust?  Stai soffrendo in questo periodo della Pandemia, senza poter viaggiare come desideri?




Differenze tra Guida e Accompagnatore Turistico

Molti, soprattutto chi non appartiene al settore turistico, non comprende appieno le mansioni della guida Turistica e  quella di Accompagnatore Turistico. E’ vero, sono due figure che si sovrappongono e spesso complementari ma sulla carta hanno compiti differenti.

Tengo a sottolineare, per quanto ne sappia io, che la distinzione tra le due figure è presente solo in Italia. Infatti, la Guida Turistica, in altri paesi, svolge anche le mansioni dell’Accompagnatore.

Cosa fa una guida turistica

Solitamente la legislazione delle differenti regioni (NB Il turismo è soggetto a leggi regionali) descrive la professione della Guida Turistica utilizzando tali parole:

“La guida turistica è colui che per professione, accompagna persone singole o gruppi nelle visite a opere d’arte, musei, gallerie, scavi archeologici, illustrandone anche le attrattive storiche, artistiche,  monumentali, paesaggistiche e naturali”

In concreto, una guida turistica è il biglietto di visita di una città – destinazione turistica della quale illustra le bellezze storiche, naturalistiche e monumentali ma  raccontando anche aneddoti e curiosità riguardo usi e costumi.
Ovviamente, deve conoscere anche almeno una lingua straniera e la legislazione turistica.

Dove opera una Guida Turistica

Questo, è un argomento “complicato”. Originariamente si parlava di guida locale o comunque a livello regionale.
Ad oggi, si sta facendo la strada, seguendo la legislazione europea (legge europea 97/2013) della guida Nazionale  che quindi può operare in tutto il territorio italiano.

Per chi lavora una Guida Turistica

Una guida turistica opera sia per gruppi che per per individuali. 

I committenti possono essere:

  • Agenzia di viaggio – Tour Operator
  • Enti e associazioni di promozione turistica
  • Musei, parche e siti archeologici

L’Accompagnatore Turistico

In questo paragrafo affronterò brevemente la figura dell’accompagnatore turistico (leggi l’approfondimento), sottolineando, in particolare, le differenze con la guida turistica.

Mi affido sempre al testo maggiormente utilizzato nella legislazione regionale per descrive il profilo di questa professione

L’Accompagnatore Turistico si occupa di accogliere e accompagnare persone singole o gruppi di turisti nei viaggi sul territorio nazionale e all’estero su programmi turistici precedentemente predisposti dagli organizzatori.

L’accompagnatore quindi, è un punto di riferimento per un gruppo di turisti che si affidano ad una Agenzia di Viaggi – T.O o organizzazione turistica.

Il compito  principale è quello di far rispettare il programma di viaggio, le diverse tappe e visite, rispettando la tempistica.
L’accompagnatore turistico deve conoscere usi e costumi del luogo, avere uno spiccato problem solving. Possono, infatti, accadere inconvenienti come ad esempio problemi di salute ad uno o più membri del gruppo, con le strutture ricettive, mezzi di trasporto, etc

Adesso, andiamo ad individuare le differenze sostanziali tra le due figure.

Quali sono le differenze tra Accompagnatore e Guida Turistica

  • La guida turistica può svolgere un servizio a livello locale -nazionale. Una guida italiana può lavorare in un’altra nazione europea ma solo temporaneamente. Un’accompagnatore turistico può accompagnare all’estero senza alcun problema.
  • Un accompagnatore turistico non può descriver monumenti, attrazioni etc in modo minuzioso e nei dettagli. Questo, è compito della Guida Turistica.

Come si diventa guida Turistica?

L’iter per ottenere l’abilitazione di guida Turistica è un’incognita. Se precedentemente venivano indetti esami regionali o organizzati dei corsi (e successivo esame da sostenere), da un pò di anni non è più cosi.

Si attende una riforma generale che non sembra arrivare. Si paventa  anche l’opzione di realizzare un corso universitario apposito per ottenere il patentino di guida.




Ecomuseo: importante strumento di valorizzazione territoriale e promozione turistica

Cos’è un Ecomuseo

Un ecomuseo è un’istituzione creata per volontà degli individui e delle associazioni del territorio su cui esso agisce, con la finalità di valorizzarne il patrimonio culturale per garantire la continuità della trasmissione della tradizione.

L’Ecomuseo si fa promotore di usi e saperi collettivi per evitarne la dispersione e garantire l’esistenza della diversità di stili di vita e culture più sostenibili, tramite la partecipazione attiva della popolazione.

L’Ecomuseo, essendo quindi concepito come “specchio” del passato e “cantiere” per il futuro, è un processo dinamico in stretta relazione con la comunità locale  e quindi suscettibile di accrescimenti e anche di sostanziali modifiche che vanno di pari passo con i mutamenti all’interno della comunità di riferimento.

Libro consigliato

Infatti, quando parliamo di ecomuseo, non vogliamo riferirci ad una concretizzazione fisica, ad un allestimento ma piuttosto alla nascita e lo sviluppo di un processo che vede necessariamente il coinvolgimento di una serie di attori diversi: gli enti locali, l’associazionismo, gli istituti di ricerca, le realtà economiche e la scuola.

Gli ecomusei sono, quindi, percorsi di crescita culturale delle comunità locali, creativi e inclusivi, fondati sulla partecipazione attiva degli abitanti e la collaborazione di enti e associazioni.

Possiamo tuttavia affermare che non esiste una definizione univoca di ecomuseo, dalla sua prima definizione, alla fine degli anni ’70 ad oggi, ne sono state coniate molteplici. Si può parlare di un concetto dinamico, in continua evoluzione.

L’ecomuseo interviene nel territorio di una comunità, nella sua trasformazione ed identità storica, proponendo “come oggetti del museo” non solo gli oggetti della vita quotidiana ma anche i paesaggi, l’architettura, il saper fare, le testimonianze orali della tradizione, ecc. 

L’ecomuseo si occupa anche della promozione di attività didattiche e di ricerca grazie al coinvolgimento diretto della popolazione e delle istituzioni locali.

Un ecomuseo non sottrae beni culturali ai luoghi dove sono stati creati ma si propone come uno strumento di riappropriazione del proprio patrimonio culturale da parte della collettività. L’obiettivo primario del museo diffuso, come teorizzato da Fred Drugman, è far riscoprire al territorio la propria identità attraverso un distretto culturale, ovvero una rete di musei, esposizione e luoghi di interesse storico-artistico sparsi per il territorio d’interesse.

Questo sistema contribuisce quindi ad introdurre un sistema innovativo ma anche a creare ambienti di apprendimento più interattivi. Dall’altro lato tuttavia è stimolante per i residenti del luogo i quali sono spinti a tutelare i propri beni culturali e a farli conoscere. Questa rete museale permette inoltre una maggior flessibilità per quanto riguarda orari, visite e comunicazione.

Il compito dell’istituzione museale è da un lato la conservazione e la tutela del patrimonio culturale ma dall’altro anche la valorizzazione del patrimonio collettivo. Si rende dunque necessario esporre al pubblico la cultura ma al contempo valorizzarla ricercando nuove testimonianze, facendosi conoscere attraverso i mezzi di comunicazione e spingendo le persone a tornarci.

Sono nati per questo motivo i musei diffusi e gli ecomusei che rendono partecipe la popolazione alla conservazione del proprio patrimonio culturale. Presenti in maggioranza nelle aree rurali o montane, dove l’azione sul patrimonio diffuso può avere ricadute sulla promozione di un turismo culturale sostenibile, recentemente gli ecomusei si stanno diffondendo anche in ambito urbano.

In questi contesti si rivelano buone pratiche di partecipazione cittadina per la conoscenza della storia del novecento. La pratica ecomuseale in contesti urbani, riconoscendo il valore del paesaggio urbano, si rivela capace di interpretarne le forti trasformazioni.

L’ecomuseo è oggi una delle più complete pratiche di museologia ‘alternativa’, considerato come importante strumento di sviluppo locale, perché capace di valorizzare in modo condiviso il patrimonio comune e di inglobare sotto forma di network, tutte le risorse di un territorio.

L’ecomuseo si colloca in posizione rilevante all’interno delle nuove politiche di sviluppo territoriale, esso svolge, in maniera indiscussa, un ruolo trainante per l’economia locale, poiché mette a disposizione importanti e innovative opportunità, non riscontrabili in altre tipologie di progetti.

Fin dalle sue origini, i principi dell’ecomuseo hanno sottolineato l’importanza della gestione democratica e condivisa del patrimonio culturale tra governo e cittadini e hanno attivato strategie di sviluppo innovative.

L’ecomuseo riesce da sempre a mettere in pratica temi di assoluta attualità, come: politiche di governance decentrate, strategie di marketing relazionale, sociale e territoriale, forme di co- operation e azioni di co-marketing pubblico- private.

In particolare, garantisce progetti di sviluppo sostenibile, portando alla luce realtà turistico- culturali in abbandono e conseguenti esternalità positive per le comunità locali (avvicinamento alla cultura da parte di tutti, nuovi posti di lavoro, nuove forme di imprenditorialità e nuovi investimenti in ambito turistico- culturale), nonché la soddisfazione del visitatore esterno.

La Storia degli Ecomusei

L’evoluzione dell’ecomuseo può essere sintetizzata in quattro fasi, ciascuna delle quali presenta diverse tipologie di musei che hanno contribuito a definire l’ecomuseo contemporaneo.

  1. Nella prima fase si parla di “proto-ecomuseo”. Questa tipologia nasce alla fine del XIX secolo quando si fa strada il desiderio di mettere in mostra il proprio patrimonio allo scopo di rafforzare l’identità nazionale.
  2. La seconda fase presenta diverse tipologie che vanno dal museo all’aperto al museo aperto. Nel periodo tra le due guerre, l’interesse in ambito museografico, si sposta dalla valorizzazione del patrimonio popolare insolito a quello ordinario, dalla rivitalizzazione di aree rurali a quelle industriali e dalle esposizioni decontestualizzate a quella in situ. Inoltre si sperimentano i primi musei all’aperto, archetipo diretto dell’ecomuseo: esposizioni di elementi dell’architettura tradizionale (perlopiù rurale) trasferiti all’interno di un parco e corredati di un’ambientazione tradizionale.
  3. La terza fase prevede il passaggio dal museo chiuso (tradizionale) al museo all’aperto in senso spaziale e socialmente ‘aperto’ al coinvolgimento attivo dei residenti. In area tedesca nascono gli Heimatmuseum, istituzioni indirizzate a valorizzare piccole realtà locali, un singolo personaggio o un’ attività lavorativa tradizionale. L’attenzione principale è data alle risorse locali e alla rappresentazione delle abilità della civiltà tedesca, elementi utilizzati poi come strumento di propaganda nazista.
  4. La quarta e ultima fase si apre con una conferenza storica per i museologi di tutto il mondo, la Conferenza di Santiago del1972, durante la quale l’Unesco fissa il concetto di museo integrale. Gli ecomusei nati in questo periodo sono basati su due modelli principali: il modello ambientale e il modello comunitario.

Tipologie di ecomusei

La fase di sperimentazione, che ha origine negli anni’ 80 e attiva ancora oggi, ha visto la realizzazione di numerosi progetti museali.

Le innumerevoli esperienze sono classificabili, per la loro origine, in quattro principali tipologie:

  • Ecomuseo San Marino Bentivoglio Fonte: Save industrial Heritage

    Museo  di microstoria: sono quasi sempre musei localizzati in un unico sito e all’interno di strutture dedicate in passato allo svolgimento di attività lavorative tradizionali, che rileggono tradizioni locali, raccontano storie della comunità o di un singolo personaggio. Un esempio italiano è l’Ecomuseo di San Marino di Bentivoglio.
  • Ombrello eco-museale: Ha il compito di valorizzare un’area geografica ampia sulla quale si colloca un patrimonio appartenente a diversi centri legati da una storia o un’attività materiale comune, infatti è sviluppata su più poli e più comuni. Un esempio è dato dal Musèe des Techniques et Cultures Comptoises
  • Villaggio- museo: La terza tipologia è quella del villaggio-museo, una tipologia che si colloca tra l’ecomuseo di microstoria e l’ombrello eco museale. È un modello che si avvicina più ad altre tipologie museali che a quella eco museale, perché la sua organizzazione raggruppa una varietà di siti fortemente contestualizzati. Un esempio è il Musèe d’Alsace in Francia.
  • antenna museale Si differenzia dalle altre tipologie perché è più vicina al concetto di museo tradizionale. È un’istituzione localizzata in un unico sito appartenente ad un sistema museale più ampio. Un esempio ancora francese è l’ Écomusée Departemental de la Vendèe.

L’ecomuseo del Parco regionale delle Alpi Apuane

In Italia mi soffermo a fare un’analisi del Parco regionale delle Alpi Apuane (dal 2011 inserito all’interno della rete Geoparchi UNESCO)


Visita il sito della Rete Ecomusei italiani


Si estende in un territorio di 493,87 km2, di cui 205,98 km2 di area parco e 271,07 km2 di area contigua tradizionale e 16,82 km2 di area contigua a destinazione estrattiva.

Racchiude a livello amministrativo 19 comuni ed è interamente incluso nelle province di Lucca e Massa Carrara, appartenenti alla Regione Toscana.

Grazie al suo ricchissimo patrimonio storico-culturale ( borghi, città d’arte, arte e artigianato), socio-culturale ( tradizioni popolari, enogastronomia, festività, usi e costumi, miti e leggende) e ambientale ( flora, fauna, patrimonio geologico e grande varietà climatica), l’idea di un istituzione di un Ecomuseo dedicato, potrebbe essere un efficace strumento di valorizzazione territoriale e di promozione turistica, anche a livello internazionale, dato che ad oggi è ancora scarsamente promosso.




ENIT:Bando 120 assunzioni

L’ENIT ha indetto due concorsi finalizzati a complessive 120 assunzioni di diplomati e laureati in vari profili professionali.

  •  n. 70 posti livello secondo del contratto collettivo nazionale del lavoro per i dipendenti del settore turismo– aziende alberghiere di cui: 30 specialisti nel settore giuridico, 17 specialisti nel settore economico e statistico, 7 specialisti nel la comunicazione istituzionale, 7 specialisti specializzare nella conoscenza delle lingue inglese, francese, tedesco, spagnolo, russo e cinese)
  • n. 50 posti  al livello terzo del contratto collettivo nazionale del lavoro per i dipendenti del settore turismo – aziende alberghiere, specializzati nel settore alberghiero e del turismo.

Termine iscrizioni il 7 gennaio 2022

Leggi tutti i dettagli nella pagina web dell’Enit




Sicilia:Bando Guida Turistica 2018 – Pubblicate le date d’esame

AGGIORNAMENTO 22/12/2021s

 

Stilato il calendario degli esami nelle diverse sedi siciliane. Avranno inizio nel mese di Gennaio 2022

Leggi la comunicazione  ufficiale della Regione Sicilia

SEDE CATANIA

SEDE ENNA

SEDE MESSINA

SEDE PALERMO

AGGIORNAMENTO 1/11/2019

Consigli su Come prepararsi all’esame di guida turistica, redatto da Vitalba Craparo

AGGIORNAMENTO 10/10/2019

E’  online l’ elenco ammessi esami guida turistica in Sicilia 

 

E’ stato pubblicato l’AVVISO ABILITAZIONE GUIDE TURISTICHE 2018. Il termine per iscriversi è fissato entro 45 giorni dalla data della pubblicazione ,quindi a partire dal 27 aprile 2018. (11 giugno)

Requisiti per l’ammissione all’esame di verifica di Guida Turistica

E’ ammesso all’esame di verifica chi è in possesso di titolo di Laurea Vecchio e Nuovo Ordinamento  (Triennale/Magistrale) in discipline afferenti alle materie turistiche, umanistiche e storiche artistiche

Requisiti  la verifica della conoscenza  Linguistica

E’ richiesto il livello C1 di conoscenza di una o più lingue straniere .

E’ esonerato alla verifica chi

  • è già in possesso di abilitazione come Accompagnatore Turistico relativamente alla lingua indicata
  • i candidati madrelingua non italiana che attestino un titolo di studio equivalente alla scuola secondaria di secondo grado  conseguito nel paese di cui alla lingua madre.
  • è in possesso di Laurea Magistrale o V.O in Lingue  o equiparata
  • è in possesso di Laurea Magistrale in Interprete e Traduttore
  • è in possesso di una certificazione linguistica rilasciata da un’istituzione riconosciuta dal Ministero dell’Istruzione, per quanto riguarda le lingue europee.

Prove d’esame

L’esame di verifica sarà prettamente orale e consisterà  nell’appurare la conoscenza di

  • contenuti specifici del territorio siciliano con particolare riferimento alle opere d’arte, ai monumenti,ai beni archeologici, alle bellezze naturali, alle risorsee ambientali, alle tradizioni popolari e religioso

Sempre in riferimento al territorio siciliano il candidato dovrà presentare alla commissiono un’itinerario turistico interdisciplinare della durata massima di 3 giorni

Il candidato dovrà anche creare e presentare un’itinerario interdispilinare riferito ad una regione italiana.

Di seguto il link dei  programmi per le singole materie

Vi consigli due gruppi Facebook in merito l’esame:

Bando Guida Turistica 2018

Aspranti Guide turistiche Sicilia 

Ovviamente vi  segnalo anche il Gruppo di Appunti Turismo, dove  si parlerà di bandi e di turismo in generale.




Sondaggio Estate 2021: la voce ai protagonisti del turismo