Il Turismo delle radici: definizione ed esempi

Il turismo delle radici o di ritorno è spesso considerato uno “strumento” per il rilancio di una destinazione turistica.

In quest’articolo andremo a comprendere di cosa si tratta e saranno prese in considerazione alcune iniziative in merito portate davanti da alcuni paesi del mondo.

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Turismo delle Radici: definizione

Siamo di fronte a una forma di turismo che più delle altre ha a che fare quasi esclusivamente con il turista. Infatti,  gli permette di conoscere e di scoprire qualcosa che gli appartiene, che fa parte della sua storia e della sua cultura che è la memoria delle sue radici.

Questa forma di turismo è chiamata anche turismo genealogico, in quanto si riferisce principalmente ai discendenti di emigrati che durante le ferie tornano a visitare e a vivere i luoghi de loro antenati.Però, c’è da precisare che il turismo di ritorno non si può considerare una forma di turismo a sè stante ma una parte integrante del turismo culturale.

Il turista genealogico o di ritorno non solo è interessato a conoscere la storia dei propri ascendenti visitando i luoghi dove hanno vissuto e lavorato ma anche scoprire nuove forme di cultura, tradizioni legate all’artigianato e all’enogastronomia di quei luoghi.

Tipologie di turismo di ritorno

Possiamo evidenziare due tipologie di turismo di ritorno:

  • una legata agli emigrati di prima generazione che vivono nei paesi limitrofi, e che ritornano nel paese di origine ogni anno.

In questo caso si parla di un turista abitudinario, che durante le ferie torna nel proprio paese per far visita ad amici e parenti, e riscoprendo quelle abitudini e stili di vita che ha lasciato quando è emigrato.

  • una seconda riguarda i discendenti di seconda e terza generazione, quindi figli e nipoti di persone emigrate nei paesi oltreoceano.

Questa tipologia di turisti, a differenza della prima, compiono un vero e proprio viaggio di scoperta delle proprie origini, quindi non tornano ogni anno e con la stessa frequenza dei precedenti. Non conoscono il proprio Paese di origine, se non magari attraverso i racconti di genitori e nonni che hanno stimolato la loro curiosità nel visitare questi paesi.

Alcuni casi internazionali di successo

The Gathering Ireland (2013) 

L’Irlanda negli ultimi cinque anni prima del 2013 aveva registrato un forte calo turistico nel Paese, perciò il Ministero dei Trasporti e del Turismo, decise di organizzare il progetto “The gathering Ireland”.

Consisteva in una serie di iniziative, attività, itinerari ed eventi di ogni genere per tutto l’arco del 2013, rivolto agli irlandesi che vivevano nel resto del mondo e a tutti i discendenti di seconda e terza generazione.

Questo progetto voleva promuovere la storia e la cultura dell’Irlanda così da attrarre nuovi flussi turistici e che permettesse ai turisti di ritorno di conoscere e riscoprire le proprie origini. 

Fù un ‘iniziativa ebbe un enorme successo e rilanciò il settore turistico del Paese, tanto da essere considerata pioniera del turismo delle radici insieme a quella scozzese “homecoming Scotland”.

Homecoming Scotland (2009 – 2014)

Questo progetto addirittura ebbe due edizioni. La prima nel 2009 e la seconda nel 2014.

Anche in questa occasione la Scozia riuscì a rilanciare il settore turistico, inoltre nella seconda edizione riuscì anche a sviluppare un fitto calendario di eventi andando così a rafforzare l’industria turistica di questo settore. Si riuscì a coinvolgere e mobilitare buona parte della comunità scozzese e  anche molte aziende nell’organizzazione di tale edizione.

Le roots travels: un caso fallimentare

Non solo casi di successo come quelli appena citati, ma c’è stato anche un caso di insuccesso.

Nei primi anni 2000 l’UNESCO, insieme ad alcuni tour operator americani, con lo scopo di promuovere il turismo delle radici in Africa rivolto agli afroamericani, realizzarono le “roots travels”.Un esempio famoso è stato quello delle rotte degli schiavi in Benin.

Un progetto ambizioso che aveva alte aspettative in termini di ricadute turistiche, ma che  in realtà poi si è rivelato essere un totale fallimento.

Turismo di ritorno in Italia

Secondo una delle recenti stime dell’ENIT, il turismo di ritorno nel nostro paese è

Ministro Centinaio “celebra” un accordo con L’Argentina per un progetto di Turismo delle Radici (Fitur 2018)

in costante crescita. Basti pensare che gli italiani residenti all’estero e tutti i discendenti corrispondono a circa 80 milioni di persone.

Nel solo continente americano, in particolare dal Brasile, Argentina e Stati Uniti, ogni anno arrivano in Italia circa 670.000 turisti con un fatturato che si avvicina ai 700 milioni di Euro.

Questi dati sottolineano l’importanza che ha questo fenomeno turistico, sia in termini di potenziale crescita, nonostante ancora oggi sia considerato ancora un mercato di nicchia, sia come strumento per superare la stagionalità ed anche per la possibilità di potersi diffondere su tutto il territorio nazionale.

D’altronde la crisi economica del nostro Paese ha fatto si che ogni anno vi siano notevoli flussi emigratori verso l’estero, questo potrebbe un domani tradursi in una opportunità di sviluppo del turismo delle radici con ottime ricadute economiche sul territorio.

“Lunigiana e Garfagnana nel mondo” una proposta di turismo di ritorno

Di tutto il territorio nazionale, una particolare attenzione meritano la Lunigiana e la Garfagnana, due zone appartenenti rispettivamente alla province di Massa-Carrara e Lucca, nel nord del Toscana.

Questi due territori nel periodo a cavallo tra la seconda metà dell’Ottocento e la prima metà del Novecento hanno visto un forte flusso emigratorio dovuto alle difficili condizioni economiche. I flussi migratori che si sono concentrati principalmente nel Nord Europa, nel continente americano ( Stati Uniti, Argentina, Brasile e Venezuela) e negli ultimi anni anche in Australia.

Questo fenomeno storico potrebbe essere un’ottima occasione per sviluppare il turismo delle radici così da incrementare i flussi turistici in questi territori dove il turismo ancora è poco sviluppato, in particolar modo in Lunigiana.

Le varie istituzioni locali ed anche le associazioni private del settore potrebbero pensare ad un progetto che prenda esempio da quello irlandese e scozzese, dove si possono realizzare iniziative, eventi, attività, itinerari e efficaci politiche di marketing per far conoscere ai discendenti degli emigrati i loro territori di origine.




Five Phases of Recovery: 5 step per la ripartenza del turismo post Covid

Il 2019 è stato definito “l’anno d’oro” del turismo. Secondo i dati forniti dall’OMT, hanno viaggiato nel mondo circa 1,4 miliardi di persone, facendo diventare il turismo la prima voce dell’economia mondiale, con un fatturato intorno ai 1700 miliardi di dollari e circa 220 milioni di occupati nel settore.

Se il 2019 è stato l’anno d’oro del turismo, il 2020 è stato l’anno nero.

La pandemia da Covid ha messo letteralmente in ginocchio questo settore. Basti pensare che nel nostro paese c’è stato un calo del fatturato del 70% e più di 200 mila posti di lavoro persi.

Sicuramente quando la pandemia sarà finita, il turismo, così come tanti altri settori dell’economia, non sarà più come prima ma dovrà essere totalmente ripensato.

Le cinque quasi per ritornare alla normalità

Durante un incontro online organizzato dal “Digital Tourism Think Tank”, tenutosi il 30 aprile 2020, è stato ipotizzato che il turismo prima che raggiunga una “nuova” normalità, deve seguire 5 step necessari che rispettino il modello della “True Business Sustainability” :

  1. Remote Travel:

Se prima del diffondersi della pandemia, le previsioni di crescita del settore turistico facevano presagire che l’innovazione tecnologica sarebbe continuata in modo costante, nella fase  durante COVID-19, il digitale ha subìto un’accelerazione esponenziale.

É un punto fermo per interpretare e anticipare i segni del cambiamento e le esigenze del turista che si sono spostate repentinamente verso nuovi bisogni e tendenze. Sono nate infatti molte applicazioni che hanno permesso al turista di effettuare dei veri e propri tour virtuali delle varie destinazioni turistiche.

Nel corso del 2020 sono nate anche delle idee innovative riguardo al remote travel, in particolare quella della “Workation” (fusione delle parole work e vacation).

Ad esempio, quella della startup italiana Up2You che con il suo progetto “Destinazione Italia” prevede una piattaforma digitale dove gli “smartworkers” possono acquistare pacchetti personalizzati secondo le loro preferenze, offrendogli cosi’ un’esperienza sia turistica che di lavoro da remoto, per un periodo che va da un mese fino ad un anno in Italia.

  1. Hyperlocal

Questa fase corrisponde alla riapertura delle attività e quindi alla riprogrammazione dell’offerta turistica. (2020)

  1. Staycation 

Questa fase chiamata anche “Holistay”, prevede un turismo solo di prossimità, quindi principalmente viaggi brevi (Short-break) oppure escursioni dove il ritorno a casa è fissato in giornata. (2021)

  1. Travel Closer To Home 

Questa volta si prevede un ritorno almeno a viaggiare liberamente all’interno del territorio nazionale oppure anche in alcuni Paesi UE. (2022)

  1. A New Normal

Quest’ultimo step prevede il ritorno a viaggiare in tutto il mondo, ma ovviamente con una “nuova” normalità. (2023)

in conclusione, secondo le stime dell’OM, il turismo tornerà ai numeri (sia in termini di fatturato che di occupazione) del 2019, non prima del 2023.




Woofing: la nuova frontiera dell’ecoturismo

In molti sono alla ricerca di un’opportunità che permetta di viaggiare in tutto il mondo.

Possiamo inserire come possibilità per raggiungere quest’obiettivo, la partecipazione  al progetto portatato avanti dall’associazione WWOOF:  lavorare in aziende biologiche in tutto il mondo, facendo, quindi, esperienze a stretto contatto con la natura e culture differenti.

Si tratta di una forma di volontariato: vitto e alloggio in cambio di lavoro

USA WWOOF host

    WWOOF negli Stati Uniti

Cos’è il WWOOF

Il World-Wide Opportunities on Organic Farm (opportunità globali nelle fattorie biologiche) è un’organizzazione  non-profit nata nel Regno Unito nel 1971, ad oggi è presente in 132 paesi ed è la principale organizzazione di volontariato al mondo per l’ecoturismo.

Dal 1995  mette in contatto agricoltori e coltivatori locali con i visitatori per un’esperienza culturale ed educativa, incentrata sull’agricoltura biologica e sulla vita sostenibile.

WWOOF fa parte di un movimento mondiale che promuove uno scambio culturale ed educativo e costruisce una comunità globale consapevole dell’agricoltura ecologica e delle pratiche di sostenibilità.

I suoi obiettivi principali sono :

  • acquisire competenze pratiche in agricoltura biologica e giardinaggio
  • sperimentare la vita rurale condividendo la vita quotidiana del tuo ospite
  • promuovere il movimento biologico e sostenibilità
  • partecipare a uno scambio culturale
  • creare una rete all’interno del movimento ecologico
  • promuovere, informare ed educare all’agricoltura agroecologica e alla sostenibilità
  • presentare metodi ecologici come valide alternative
  • promuovere la solidarietà tra le persone e un’economia etica

WWOOF in Italia

Nel 1999 è nata l’associazione WWOOF Italia, che permette di mettere in contatto i viaggiatori (WWOOFers) e le aziende (Hosts) e di fornire loro una tessera associativa che rende possibile la presenza di lavoro volontario nelle fattorie e offre ai volontari la copertura assicurativa per gli infortuni e la responsabilità civile.

La lista WWOOF italiana include piccole aziende agricole biologiche e biodinamiche del nostro Paese e ad essa si affianca una lista internazionale (WWOOF International) che consente di entrare in contatto con le realtà di tutto il mondo e di partire per svolgere la propria esperienza di volontariato all’estero.

Il Woofing rappresenta un interessante progetto di sviluppo e valorizzazione di un turismo attento alla sostenibilità e volto all’ integrazione sociale e lavorativa. 

Ad oggi a livello mondiale vi sono 1024 fattorie biologiche che hanno aderito al WWOOF, di queste circa 700 sono italiane, e 1786 wwoofers che viaggiano per il mondo.

 

Per chi fosse interessato ad approfondire questo argomento, segnalo il link del sito dell’associazione WWOOF Italia

Fonti:

Greenme 

WWOOF Italia